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Quando Elsa Morante scriveva di cinema

Una riflessione sulla critica cinematografica. Qual è la sua funzione?
di Pino Farinotti

Elsa Morante 18 agosto 1912, Roma (Italia) - 25 Novembre 1985, Roma (Italia).
lunedì 20 marzo 2017 - Focus

La critica cinematografica è qualcosa di complesso. Le domande sarebbero, qual è la sua funzione? Con quale prospettiva ti appresti a raccontare un film? Da sempre dico che occorrerebbero tre recensioni. Una secondo la cultura personale del critico, sperando che sia competente e onesto, un'altra con un'attenzione al target che va al cinema, cioè i (più o meno) giovani. E una rispetto al pensiero dominante, alla cultura, del momento. Occorre dunque una mediazione non semplice fra pesi e misure, cercando di astenersi da una tentazione forte, quella teleologica, cioè del fine: trasferire al lettore la propria idea, non il racconto con la sua verità, e se il lettore non approva è un soggetto... trascurabile, se non peggio. E poi c'è l'incompatibilità fra critica e pubblico.

Quante volte ho ascoltato qualcuno che mi diceva: "Ho letto una recensione entusiastica, ho visto il film e mi sono annoiato a morte". Oppure l'opposto: "Mi è piaciuto, molto, un film, poi ho letto che era da 'non vedere'".
Pino Farinotti

È l'eterno nodo, più intricato di quello di Gordio. Il tentativo, da parte mia, è stato quello della mediazione, più difficile di quella detta sopra, che si risolve in una frase: "dalla parte del pubblico". È il codice del dizionario "Farinotti" e di MYmovies.it.
Questa premessa per introdurre il discorso su un libro appena uscito, editato da Einaudi: "Elsa Morante - La vita nel suo movimento - Recensioni cinematografiche 1950-1951", a cura di Goffredo Fofi. Un libro che porta sul frontespizio Elsa Morante, non puoi non considerarlo. C'è di mezzo la storia delle letteratura italiana. La quarta di copertina racconta: "All'inizio del 1950 la Rai assegnò a Elsa Morante l'incarico di critico cinematografico per un programma radiofonico settimanale. La Morante... prese molto sul serio questo incarico, finché un giorno i funzionari Rai rifiutarono di mandare in onda una sua recensione in cui criticava un film italiano di guerra (Sotto dieci bandiere di Duilio Coletti) accusandolo di nostalgie fasciste. Elsa non tollerò quella censura e interruppe la collaborazione".


In foto Elsa Morante.
Una scena di La terra trema.
Una scena di La terra trema.

Mi sono avvicinato a questo libro con curiosità doppia, per l'autrice e per il tema. E ne scriverò non da critico, ma da scrittore, ponendomi dunque, ab origine, nella prospettiva della Morante. Che, lo dico, è la prospettiva migliore, depurata da una retrocultura da specialista, che può rivelarsi, se ti sfugge di mano, una sorta di peccato originale se non una zavorra. La Morante legge il cinema da autrice competente della "vita" (è nel titolo) ed è del tutto credibile.
Occorre una premessa sulla diversità fra il libro e il film. Al romanzo appartengono profondità, introspezione, verità, al cinema spettacolo e happy end. Il lieto fine ha spesso stravolto i contenuti dei romanzi. E va detto che il cinema non si preoccupa affatto della salvaguardia dell'identità della sorella nobile, va dritto per la sua strada, con contaminazioni e licenze. Ma è legittimo. Certo un Hemingway non era felice dell'happy end applicato a vicende strutturate per un finale drammatico, come "Avere e non avere" o "Le nevi del Kilimangiaro". E chissà quale sarebbe stato il commento di Shakespeare vedendo "Amleto" in costumi da corte viennese, "Riccardo III" fra i nazisti, "Romeo e Giulietta" a Los Angeles e "Titus" nel palazzo dell'Eur.

Elsa Morante, quando il master è letterario, sta dalla parte del libro. La scrittrice ha recensito opere di Welles, Ford, Minnelli, Clouzot, Germi.
Pino Farinotti

Per ragioni di spazio non potrò che andare a campioni rispetto ai 47 interventi del volume. Il nodo libro-film viene affrontato in Madame Bovary di Vincente Minnelli, del 1949. La licenza è certo invasiva: gli autori fanno raccontare la vicenda dallo stesso Flaubert, nel contesto del processo che subì per offesa alla morale. È un trucco interessante, ma l'equilibrio del romanzo ne è stravolto. Scrive la Morante: "In una libera democrazia la libertà di ogni singolo cittadino è naturalmente limitata dal rispetto per i diritti e le libertà altrui. Questa norma... certuni sembrano ignorarla allorquando è in gioco una proprietà che, a nostro parere, fra tutte è la più intangibile: e cioè la proprietà delle opere dell'ingegno... Gli scrittori di tutto il mondo sanno come in America, libri o film vengano spesso tagliati, ridotti e adattati senza consultare l'autore... figuriamoci poi cosa succede quando l'autore è morto: ed è purtroppo il caso di Gustave Flaubert, autore di "Madame Bovary".


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