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Sundance 2017, il Festival si accende con Icarus

Oggi è il giorno di Bryan Fogel e della sua inchiesta sullo scandalo del doping russo. Ieri applausi per Pop Aye, delusione per An Inconvenient Sequel.
di Andrea Romeo

sabato 21 gennaio 2017 - Sundance

La regola d'oro per godersi veramente il Sundance Festival è arrivare il venerdì quando tutto è già iniziato. Quando i Rumors hanno già cominciato ad animare la calorosa quanto improbabile comunità cinefila che si crea tra le montagne dello Utah per questi 10 giorni di gennaio.

Da oggi a Park City sul collo dei ricchi vacanzieri allo skipass si aggiunge l'accredito del Festival più ambito dai filmaker esordienti. Registi e produttori indipendenti arrivati da tutto il mondo per la consueta adunata che Robert Redford lancia ogni anno.
Andrea Romeo

Dopo una sobria inaugurazione alquanto frugale si animano le sale e cominciano le interminabili file nei capannoni bianchi. E mentre a Washington Donald Trump giura come quarantacinquesimo Presidente americano, al Sundance delude il documentario di apertura An Inconvenient Sequel, seguito del celebrato Una scomoda verità dell'ex vicepresidente americano Al Gore (2006). Quello di Bonnie Cohen e John Shenk è il primo di un nutrito manipolo di film documentari che qui a Park City sono protagonisti al pari dei film di finzione.


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In foto una scena del film An Inconvenient Sequel.
In foto una scena del film Person to Person.
In foto una scena del film Pop Aye.

Tra i film più attesi c'era anche un altro sequel, quello del "docbuster" Buena Vista Social Club di Lucy Walker, candidata all'Oscar per il miglior documentario nel 2011 con il riuscitissimo Waste Land. Ma suscitando non poche polemiche e malumori il film è stato ritirato dal Festival all'ultimo momento. Gli irriducibili orfani di Compay Segundo dovranno aspettare ancora un po'.

Ma veniamo a noi: il nostro primo film doveva essere Person to Person, ma come al solito al Sundance un'ora di fila non basta a garantire un posto in sala. Abbiamo dunque ripiegato su Pop Aye, un road movie con un elefante più bizzarro che divertente. Un bel colpo per il Torino Film Lab che lo ha sostenuto. Un film che potrebbe accendere un piccolo fuoco per riscaldare un festival su cui nevica da ormai 6 ore.
Andrea Romeo

Oggi è il giorno dell'atteso Icarus di Bryan Fogel, inchiesta sullo scandalo del doping russo: una sorta di Citizenfour che, anzichè la privacy, tira in ballo le sorti dello sport. Che a ridosso del giuramento di Trump sembrerebbe poca cosa se non fosse che il dominus assoluto del film è lo stesso che sembra aver tirato le fila dell'elezione del miliardario campione del popolo contro cui l'intero mondo del cinema scende il strada.


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