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Far East Film 18, sotto il segno della tigre

Il Festival di Udine inaugurerà il prossimo 22 aprile con il kolossal sudcoreano The Tiger. 72 titoli in Selezione ufficiale e oltre 100 gli eventi organizzati in città.

In foto una scena del film di Park Hoon-jung The Tiger.
mercoledì 13 aprile 2016 - Far East Film Festival

Per molti è un simbolo di forza. Per molti altri è un simbolo di libertà. Per molti ancora, specie per chi ha letto Salgari, è un simbolo di resistenza e di ribellione. Per il Far East Film Festival è, prima di tutto, un simbolo di energia: quella che serve per portare avanti un grande progetto culturale e quella che occorre, non senza qualche indispensabile dose di autoironia, per dichiararne gli intenti. Del resto, non è certo un caso se la diciottesima edizione si aprirà sotto il segno della tigre. Anzi: sotto il segno di The Tiger, per essere precisi, il kolossal di Park Hoon-jung, in anteprima internazionale venerdì 22 aprile.

L'Opening Night prevede anche il ritorno al Teatro Nuovo di Johnnie To. A lui spetteranno due compiti: presentare al pubblico il gangster movie Trivisa di cui è produttore, e tagliare ufficialmente il nastro con il Festival trailer che porta la sua firma.
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Il FEFF diventa quest'anno maggiorenne e, per festeggiare, ha deciso di regalare a se stesso e al pubblico 30 secondi in cui Johnnie To "debutta" nel cinema d'animazione e in cui il suo sguardo incontra le sonorità di un enorme compositore: Lim Giong, premiato a Cannes per le musiche di The Assassin di Hou Hsiao-Hsien.


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In foto una scena del film The Tiger.
In foto una scena del film Trivisa.
In foto Johnnie To.

La Closing Night del 30 aprile, invece, è la data in cui Sammo Hung salirà sul palco del Far East Film Festival. Dopo Joe Hisaishi e Jackie Chan, le due superstar del 2015, un altro mito assoluto ritirerà dunque il Gelso d'Oro alla Carriera.

72 film nella selezione ufficiale, di cui 50 in concorso, provenienti da 10 aree geografiche dell'Asia, oltre 100 eventi disseminati nel centro di Udine, 150 volontari prontissimi a scendere in campo, dal 22 al 30 aprile, spalleggiando lo staff del Festival.
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Ad affiancare la sezione-concorso, che vedrà in sfida per l'Audience Award 2016 i migliori titoli panasiatici dell'ultima stagione (blockbuster, cult movie, outsider su cui scommettere, ma anche "oasi d'autore", come l'attesissimo Three Stories of Love di Hashiguchi Ryosuke), ci sarà l'info-screening della controversa opera collettiva Ten Years e ci saranno ancora una volta diverse traiettorie parallele: quella dedicata ai documentari (da non perdere The Lovers and the Despot, preview del Biografilm Festival, cioè l'incredibile storia del rapimento del regista sudcoreano Shin Sang-ok da parte del dittatore nordcoreano Kim Jong-il), quella dedicata al Fresh Wave Festival (le giovani voci di Hong Kong), quella dedicata alla paura (grandissimo ritorno dell'Horror Day e primissimo approdo, sullo schermo udinese, per il sommo Kurosawa Kiyoshi: un crudele viaggio nel buio, e nella psiche, intitolato Creepy), quella dedicata alle mostre (dall'arte contemporanea giapponese di Paradoxa all'universo del fumetto con il Viaggio a Tokyo di Vincenzo Filosa).


In foto una scena del film Three Stories of Love.
In foto Sammo Hung.
In foto una scena del film Creepy.

Se quest'anno l'immancabile omaggio alla storia del cinema asiatico sfiorerà la tuta gialla di Bruce Lee, proponendo nei restauri 4k alcuni autentici must (Dalla Cina con furore, Il furore della Cina colpisce ancora, L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente e The Game of Death) , l'occhio del FEFF indagherà a fondo sulla gloriosa fantascienza giapponese. Una retrospettiva di 10 film e una pubblicazione, entrambe intitolate "Oltre Godzilla - Futuri alternativi e scenari fantastici del cinema giapponese" ed entrambe curate da Mark Schilling, che vedranno come ospite d'onore il regista Obayashi Nobuhiko.

«Gli appassionati - scrive Mark Schilling - considerano da molto tempo il Giappone una superpotenza del cinema di fantascienza, soprattutto per un sottogenere, i film di mostri (kaiju eiga), e per un personaggio, Godzilla. In realtà, i film di fantascienza giapponesi degli anni Cinquanta e Sessanta, affollati di razzi spaziali, UFO e vari tipi di armi e gadget esotici, saranno pure stati ispirati ai film sulle invasioni aliene di Hollywood, ma il loro stile unico, la loro energia e la loro immaginazione hanno influenzato non solo registi e animatori giapponesi, ma anche le loro controparti in tutto l'Occidente».
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L'appuntamento con il FEFF18 è per il prossimo 22 aprile al Teatro Nuovo, sede storica del Far East Film Festival, quando il trailer di Johnnie To aprirà ufficialmente le danze. Quale sarà il colpo di fulmine che, quest'anno, trafiggerà gli spettatori? Un esordio con la "e" maiuscola come The World of Us di Yoon Ga-eun o, magari, il sorprendente Ola Bola che ci parla del calcio malaysiano? Un intenso dramma sentimentale come Mountain Cry di Larry Yang o, magari, l'insolito road movie Lost in Hong Kong di Xu Zheng che ha letteralmente polverizzato il botteghino dell'ex colonia britannica? Una buffa e tragica storia di redenzione come Mohican Comes Home di Okita Shuichi (con un inedito Matsuda Ryuhei in versione punk-hipster) o, magari, la prima mondiale di Hime-Anole, che il 25 aprile porterà sul red carpet del FEFF 18 l'idol giapponese Morita Go?


In foto una scena del film Ola Bola.
In foto una scena del film Mountain Cry.
In foto una scena del film Mohican Comes Home.
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