Il grande sogno: il terzo film italiano in concorso a Venezia

Mario Capanna dà la sua opinione sulla pellicola di Placido.

 
Memoria e politica
Memoria e politica
mercoledì 9 settembre 2009 di Marlen Vazzoler

em>Il grande sogno uscirà in Italia venerdì prossimo, l'11 settembre, in 450 copie ed è il primo progetto di collaborazione tra la Tao2 e la Medusa. La lavorazione del film è durata due anni tra scrittura, preparazione, e montaggio.

Lei ha ripreso la famosa scena di Valle Giulia, sulla quale ci fu l'intervento di Pasolini a favore dei poliziotti. In che modo lei ha vissuto e sentito quella situazione quando ha saputo della lettera di Pasolini?
Michele Placido: Io ho raccontato la mia storia, di Michele Placido, la storia di una ragazza che in qualche modo tiene alla memoria del signor Pasolini e il personaggio di Argentero che in qualche modo appartiene alla memoria del mio amico torinese. Quindi sono tre storie vere, certo ci possono essere delle mancanze di carattere politico od ideologico ma la visione è di un poliziotto, di un ragazzo che viene dal sud. Ed è proprio lì la chiave per chi la vuole intendere. Pasolini scrive quella lettera su quei ragazzi, io non sono d'accordo con Pasolini perché quei ragazzi sono stati i miei primi insegnanti. Io volevo fare l'attore, venivo da un paesino del sud, non eravamo così colti e preparati. Nella prima parte manganellavo i ragazzi, ma alla fine del '68 mi sono trovato dall'altra parte all'accademia nazionale di arte drammatica e soprattutto quei ragazzi mi hanno insegnato a vedere il mondo con occhi diversi. Da allora è cominciato il mio percorso come attore e come uomo. La passione, il partecipare a qualcosa non è una questione ideologica, ogni volta serve a qualcosa, questo vuol significare il film, spero che ai ragazzi arrivi qualcosa.

Il suo '68 è più una visione nostalgica legata al suo passato o con questo film voleva usare il suo passato come filtro per il presente?
Michele Placido: Io credo che stiamo ottenendo dei risultati prima ancora che esca il film in sala. Da due giorni mi si chiede la proiezione del film: in molte università italiane, nei circoli di estrema destra. Il film già prima che esca nelle sale fa discutere i giovani, vedere il film fa venire i battiti.

Il senso del film sta nella sequenza finale del tradimento?
Michele Placido: È più il senso delle esistenze che chiudono il percorso di quell'anno. Io ho cercato di lavorare attraverso quella che è la mia esperienza teatrale. Non ci sono mai vittorie né sconfitte nei percorsi delle persone, sì io realizzo il mio sogno però so che molti miei amici andranno in un'altra direzione, il brigatismo e quello che verrà dopo, un presagio di un Italia che verrà poi dilaniata negli anni a venire.

Ci può parlare del tuo rapporto con la politica?
Michele Placido: Non ce la faccio a stare sempre in mezzo alla politica, nel privato vorrei fare molto per il paese in questo momento difficile, poi penso che posso continuare a farlo soltanto con il mio lavoro. Non è facile schierarsi. Se dovessi dedicare oggi il film, lo dedicherei al direttore dell'Avvenire. La mia è una dichiarazione un po’ provocatoria, lo trovo una persona che ha uno spirito del sessantotto.

Qual è la conclusione del film?
Michele Placido: Non è un film sulle brigate rosse, questo è una sorta di un mio diario, una sorta di romanzo popolare, politico, anche se nel finale si adombra qualcosa di chi conosce bene la storia d'Italia. In quegli anni non c'era quella violenza ma vi era soprattutto quell'energia di fantasia, si ballava anche, poi cominciò la violenza. Quando quella mattina si andò lì nel piazzale delle Belle Arti, si cominciò a parlare, ad una sorta di festa. I ragazzi andavano a comprare pomodori e uova da lanciare. La reazione della polizia fu così violenta che da quel momento cambiò l'atteggiamento degli studenti italiani nei confronti della polizia e delle autorità. Ed è lì che la durezza comincia ad andare avanti.

Mario Capanna: io trovo il film di pulita trasparenza proprio perché non è una pellicola ''politica'', e trovo di eccezionale efficacia la doppia chiave interpretativa autobiografica. Perché c'è la biografia di Michele, ed io ex poliziotto più amato nel mondo naturalmente, e poi c'è la trasformazione di Laura (Jasmine), ed è una doppia trasformazione che coinvolge la famiglia piccolo borghese, cattolica che va in crisi. Il padre che poi si riconcilia con i figli perché si trova a sua volta in un processo di trasformazione. Ribadisco ciò che Michele ha già accennato, ribadisco che il '68 nel mondo non ha mai ucciso nessuno, pur subendo numerose vittime all'interno del movimento, da Martin Luther King ai braccianti di Avola da noi. E da noi, verrà ricordato il 12 dicembre il tragico quarantennale, la strage di Piazza Fontana.

In foto:
Michele Placido (Michele Placido) (66 anni) 19 Maggio 1946, Ascoli Satriano (Italia) - Toro
Regista del film Il grande sogno. Al cinema da venerdì 11 settembre 2009.
Michele Placido
Il grande sogno Il '68 visto dal poliziotto Placido
Il grande sogno

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,50)
Nicola è un giovane poliziotto che ama il teatro e vorrebbe diventare attore. Laura è una studentessa universitaria di matrice cattolica pronta a lottare contro l'ingiustizia. Libero è un leader del movimento studentesco. Gli anni sono quelli che precedono, attraversano e seguono il 1968 e i suoi rivolgimenti. Nicola, infiltrato dai suoi superiori nel movimento, si innamorerà di Laura e cercherà anche di comprendere un mondo che gli è al contempo congeniale e lontano.
Il suo '68 è più una visione nostalgica legata al suo passato o con questo film voleva usare il suo passato come filtro per il presente?
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