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Il ritratto dei giovani nel cinema americano è (nei casi migliori) preciso, puntuale e vitale, merito di una tradizione letteraria rilevante e solidissima. Una tradizione lontana che annovera tra i grandi classici della letteratura anche i "libri per ragazzi" ("Moby Dick", "Huckleberry Finn", "La capanna dello zio Tom"), che nel Novecento ha prodotto "Il giovane Holden" e in tempi recenti ha concepito i sorprendenti "Middlesex" e "Ogni cosa è illuminata". Per il cinema americano raccontare gli adolescenti significa confrontarsi con questi modelli, rielaborare questa tradizione alta. Il confronto con la narrativa è tutt'altro che remissivo e molto spesso riflette una serie di affinità trasversali che ben rappresentano il "carattere" di una o più generazioni. Emergono da questo immaginario letterario gli adolescenti "belli e dannati" di Gus Van Sant o quelli radicali e diversi di Todd Solondz. In Italia potremmo fare lo stesso, gli scrittori non mancano e non sono certo inferiori a quelli americani, ma la questione è un'altra, è un blocco produttivo e culturale, un empasse dell'immaginario difficilmente sormontabile. Per questa ragione i "figli" del e nel cinema italiano non patiscano i drammi della crescita o della fine dell'innocenza, non si interrogano sul sesso e sulla sua inquieta esplorazione, non sono mai infinitamente tristi o smisuratamente spensierati, non hanno mai voglia di giocare, non hanno mai voglia di ribellarsi. Sono monodimensionali e reazionari, baldanzosi e griffati, pienamente ottusi e dannatamente ricchi, esclusivamente romani e definitivamente "mocciosi". Federico Moccia traduce in prima persona pagine e pagine di sapiente retorica dedicate ai Misteri del Cuore e dell'Amore. Il film di Moccia, come i suoi romanzi, propaganda la medesima visione del mondo adolescenziale: lo stile di vita del ceto medio delle sue Niki, Babi, Gin e Pallina è l'unico orizzonte visibile, al centro dell'universo c'è il "privato" e il soddisfacimento del proprio desiderio con una totale rimozione del sociale e del politico (figuriamoci!). Sia detto con una certa durezza, Scusa ma ti chiamo amore possiede la necessità di una serata su Canale 5 (o su Rai Uno, è lo stesso), perché lo sguardo è televisivizzato e incapace di assumere i giovani come sfida, come centro o punto di vista, come "qualcosa" che mostri cosa non tiene nel sistema. Scusa ma ti chiamo amore
Dopo aver rotto con la sua fidanzata, Alex, un pubblicitario trentasettenne rimane sconvolto dall'incontro con la diciassettenne Niki, bella, intelligente e spiritosa, ma giovanissima per lui.
Niki ha infatti quasi diciotto anni, frequenta l'ultimo anno delle scuole superiori e passa il tempo libero libero con il suo fidato gruppo di amiche fra discoteche, feste ed eventi vari.
L'universo di Alex ruota attorno ai genitori, alle sorelle, ai nipoti e agli amici storici. I due si scontrano in motorino e l'incidente segnerà una svolta nelle vite di entrambi….
Approfondimento:Scusa ma ti chiamo amore avrà un seguito Bova e la Quattrociocche torneranno a recitare insieme..
Intervista:Federico Moccia: ciak si gira! Visita sul set di Scusa ma ti chiamo amore.. |
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