Nanni Moretti a Cannes perché antiberlusconiano?

Quinto potere, errori e stranezze della critica cinematografica

 
In foto Nanni Moretti prossimo presidente della giuria a Cannes.
In foto Nanni Moretti prossimo presidente della giuria a Cannes.
lunedì 30 gennaio 2012 di Robert Bernocchi

Cos'è Quinto potere? A parte ovviamente il riferimento all'omonimo film (Network in originale), è una rubrica che segnala gli errori, le stranezze, gli esempi di chiara incompetenza e magari anche gli spoiler commessi dai giornalisti italiani impegnati in campo cinematografico.

Nanni Moretti l'anti premier
Interessanti le reazioni alla notizia che Nanni Moretti sarà il prossimo presidente della giuria di Cannes. Toni trionfalistici, come se il cinema italiano fosse tornato a dominare il mondo. Di tutt'altro tenore (ma non è certo una sorpresa) l'opinione di Giorgio Carbone, tanto che il sottotitolo del pezzo recita "È capo giuria al Festival, in nome dell'odio per il Cav". Per sostenere la tesi che Cannes (e i francesi) sono pazzi di Moretti perché si è battuto contro l'ex premier, si dicono cose come "Una love story nata quasi 18 anni fa e cementata dal comune odio antiberlusconiano". Peccato che in realtà Moretti fosse andato per la prima volta al festival con Ecce Bombo nel 1978. Poi si dice che l'interesse verso Caro diario (e il suo autore) era dovuto al fatto che "i francesi avevano scoperto che odiava il Cav e che aveva girato un corto elettorale contro di lui". Peccato che i Cahiers du Cinema gli dedicavano da tempo grande attenzione, così come gli spettatori d'oltralpe. Parlando de Il caimano, si dice invece che "La commissione selezionatrice del festival fece quello che fino ad allora era stato appannaggio solo di Fellini e di Ingmar Bergman: prese il film a scatola chiusa". Peccato che sia pratica comune dei festival più importanti prendersi a scatola chiusa (si fa per dire, spesso qualcosa si visiona, anche se non il film completo) gli autori considerati più importanti, per non rischiare di farseli soffiare.

I contributi pubblici al cinema
A proposito di articoli di parte, sempre Giorgio Carbone su Libero attacca Marco Bellocchio, con un articolo chiaro fin dal titolo: "Bellocchio chiede i soldi pubblici per il film su Eluana". E ovviamente c'è grossa confusione sui soldi pubblici, visto che si dice che "i nostri cineasti continuano a comportarsi come se l'assistenza fosse certa e munifica come ai tempi in cui sullo spettacolo regnava Walter Veltroni". Peccato che i contributi forniti dalle Film Commission siano tutt'altro che dei regali, ma degli incentivi per portare produzioni cinematografiche nelle regioni di appartenenza, che così ottengono posti di lavoro per gli abitanti e spese fatte dal film in loco. Insomma, grossa confusione, anche quando si pensa che Bellocchio sia diventato un autore molto popolare. "Grazie al successo (anche di pubblico) di Vincere Marco dopo mezzo secolo da autore d'essai, è diventato una hot property in tutto il mondo". Per carità, Vincere è stato molto apprezzato dalla critica nel mondo, ma non è il caso di credere che sia stato un campione di incassi (negli Stati Uniti ha fatto poco più di 600.000 dollari, in Francia meno di un milione di euro).

Quotazioni da Oscar
E visto che Carbone non manca mai di regalarci delle perle, arriviamo a Hugo, film che secondo il giornalista "i bookmaker danno ampiamente in vantaggio" per vincere l'Oscar, in un articolo che ha lo strillo "Arriva Scorsese, Oscar quasi sicuro". Sarebbe interessante sapere quali sarebbero questi bookmaker, visto che online The Artist viene dato a quote come 1/7 (scommetti 7 euro per vincerne uno), mentre Hugo è dato tra i 9 e i 14 (con un euro, arrivi a vincerne 14, magari quote anche eccessive e che invitano alla scommessa), insomma a distanza siderale dal film francese, tanto che Paradiso amaro viene ancora considerato l'unico rivale? E che dire delle recenti vittorie di The Artist ai PGA e ai DGA Award, che confermano lo status di favoriti per film e regista?

Il successo dell'anno?
Continua la serie di dichiarazioni un po' strane da parte degli autori dell'ultimo cinepanettone, che ormai viene difeso senza preoccuparsi molto della realtà dei fatti. Per esempio, Enrico Vanzina in un'intervista a Cinzia Romani de Il Giornale. L'inizio non promette molto bene: "Il box-office? Che cafonata!". Sarà anche cafone, ma quando per decenni i Vanzina hanno ottenuto dei successi certo non si lamentavano. Poi, si arriva a un'affermazione totalmente sbagliata (tanto da chiedersi se c'è stata un'incomprensione tra Vanzina e la giornalista, che comunque non lo corregge): "Vacanze di Natale a Cortina è stato il primo incasso italiano dell'anno!". Cosa ovviamente infondata, sia per quanto riguarda il 2011 (hanno fatto meglio Immaturi e Che bella giornata), che per quanto riguarda questi ultimi mesi (Benvenuti al nord lo ha già superato, in settimana farà lo stesso anche Immaturi – Il viaggio).

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