Oscar Time, War Horse presentato alla stampa

La rubrica sul premio cinematografico più prestigioso del mondo.

 
In foto una scena di <em>War Horse</em> di Steven Spielberg.
In foto una scena di War Horse di Steven Spielberg.
martedì 29 novembre 2011 di Robert Bernocchi

Sembrava proprio essere amato da tutti il nuovo film di Steven Spielberg, War Horse. Dopo i consensi ricevuti da Pete Hammond sul sito Deadline, diversi altri siti importanti dedicati alla corsa agli Oscar hanno espresso il loro consenso verso la pellicola. Tra questi, Kristopher Tapley di In Contention, David Poland di The Hot Blog e Sasha Stone di Awards Daily. Un'eccezione è rappresentata da Jeffrey Wells e dal suo blog Hollywood Elsewhere, che non ha mai amato molto certe smancerie spielberghiane. Il punto è che a tutti questi giornalisti sembra, dopo la visione, un serissimo candidato (per non dire favorito) agli Oscar. Poi bisognerà vedere se l'Academy si senta manipolata o meno da questo racconto. Così come se vorrà appoggiare il regista di maggiore successo degli ultimi quarant'anni o invece puntare su pellicole più piccole, come The Artist o The Descendants. Tutto bene allora? No. La cosa che lascia perplessi, è che nelle classifiche di pronostici di Goldderby, il film sia sceso nei consensi, piazzandosi dietro a The Artist e The Descendants e anche a una certa distanza. Forse, tra i membri dell'Academy, il giudizio su Spielberg è diverso? Vedremo.

Il botteghino degli Oscar
Già la scorsa settimana dicevamo quanto sono importanti gli incassi per una pellicola che aspira a ben figurare agli Oscar. Bene, questo weekend, in cui negli Stati Uniti si festeggiava il Ringraziamento, ha visto numerose uscite importanti in questo senso. The Artist, da qualcuno giudicato il principale favorito nella corsa alla statuetta, ha conquistato 210.000 dollari in tre giorni in soli quattro cinema, per una media di 55.000 dollari. Risultato notevole, ma poco utile (visto il numero di copie ridottissimo) per capire come proseguirà la sua avventura al botteghino. Dati simili per A Dangerous Method (182.000 dollari in quattro cinema, per una media superiore ai 45.000) e anche in questo caso si può parlare di inizio promettente, ma da valutare nuovamente quando ci saranno prove più solide. Discorso diverso solo in parte per Hugo Cabret, che ha raccolto 11 milioni nel fine settimana in circa 1.200 schermi, un dato superiore alle attese (e al brutto mercoledì d'esordio), ma che comunque non lascia tranquilli considerando l'elevato costo della pellicola. Ma poteva andare molto peggio. Meno convincenti i dati di My Week With Marilyn, che ha conquistato 1,8 milioni su 244 cinema, per una media per sala di 7.400 dollari. Non un brutto dato in sé, ma non fa pensare a un trionfo nelle prossime settimane. Infatti, come segnala il sito Goldberby che ha raccolto questi numeri, la pellicola ha bisogno del sostegno dei riconoscimenti della critica per avere speranze... A proposito di possibili vincitori, sul sito The Film Experience hanno segnalato una statistica che non mancherà di preoccupare i fan di The Artist, Hugo Cabret e My Week With Marilyn: nessun film sul cinema ha mai vinto l'Oscar principale. Sarà questa la prima volta? Vedremo.

Premi originali
I Gotham Independent Film Awards hanno espresso i loro verdetti, premiando (nelle loro categorie non sempre 'ortodosse') titoli piccoli e che hanno poche speranze ai riconoscimenti più importanti, dimostrando così una certa indipendenza di giudizio, senza dover far finta di essere influenti assegnando i premi ai film in lizza per l'Oscar. Ex aequo per la miglior pellicola tra The Tree of Life e Beginners (con quest'ultimo che è stato onorato anche come miglior cast). Miglior regista emergente Dee Rees (Pariah), miglior attore/attrice emergente Felicity Jones (Like Crazy), mentre Better This World si aggiudica miglior documentario e Scenes of a Crime 'miglior film che non passa in un cinema vicino a voi'. Decisamente, scelte intriganti.

Stranieri per l'Oscar
Molti esperti di Oscar, in questo periodo, si lanciano in pronostici sulla categoria miglior film straniero. Ci prova anche Tim Adler sul sito Deadline, che tenta di capire i nove titoli che vedremo inseriti nella shortlist da cui emergeranno i cinque candidati. Si tratta di La Guerre Est Déclarée (Francia), The Flowers of War (Cina), Una separazione (Iran), Miracolo a Le Havre (Finlandia) Footnote (Israele), In Darkness (Polonia), Miss Bala (Messico), Once Upon a Time in Anatolia (Turchia) e Where do We Go Now (Libano). Sicuramente, diversi di questi titoli entreranno nella shortlist (anche solo grazie ai tre posti assegnati da un comitato molto ristretto e che serve per evitare alcune brutte figure fatte in passato). Però, di solito ci sono sempre tre o quattro outsider poco conosciuti e che comunque piacciono all'Academy. In questo caso, invece, si è puntato sui titoli più noti e apprezzati nei Festival internazionali, con l'eccezione forse di Pina 3D di Wim Wenders.

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