Oscar Time, Steven Spielberg inizia la corsa

La rubrica sul premio cinematografico più prestigioso del mondo.

 
In foto Steven Spielberg con Jeremy Irvine sul set di <em>War Horse</em>, possibile candidato agli Oscar.
In foto Steven Spielberg con Jeremy Irvine sul set di War Horse, possibile candidato agli Oscar.
martedì 18 ottobre 2011 di Robert Bernocchi

Dopo aver analizzato nelle puntate precedenti i film e gli attori favoriti per la corsa all'Oscar, vediamo come stanno andando le cose al momento.

War Horse rincorre la statuetta
Incominciamo da Steven Spielberg. È un regista che bisogna sempre tener d'occhio quando si parla di Oscar, anche se soltanto una volta ha vinto il massimo riconoscimento con un suo film, Schindler's list. Salvate il soldato Ryan sembrava il grande favorito, ma alla fine ha perso a favore di Shakespeare in Love, lasciando Spielberg con in mano 'solo' la statuetta di miglior regista. Ancora peggio è andata a Munich, che prima di uscire dava l'impressione di dover sbancare e che poi è tornato a casa con nessun premio.
Per questo, il fatto che diversi esperti di Oscar diano per favorito War Horse non significa che sia il caso di pronunciare la frase 'Game, set and match'. In realtà, bisogna ancora vedere la pellicola e magari anche osservare gli incassi (a parte il caso di The Hurt Locker, che comunque è costato poco, impossibile trovare un vincitore recente che non sia andato bene al botteghino). Certo, guerra, emozioni e amicizia sono temi che potrebbero funzionare benissimo, ma non è il caso di cantare vittoria troppo presto ed è meglio attendere le prime reazioni alla pellicola finita.
Intanto però arrivano le prime recensioni de Le Avventure di Tintin: Il segreto dell'unicorno. Hollywood Reporter, Variety ed Empire sono molto soddisfatti del risultato, quotidiani inglesi come il The Guardian e il Daily Telegraph decisamente meno. In generale, comunque, in un anno in cui la Pixar ha deluso con Cars 2 e non ci sono prodotti di Hayao Miyazaki in grado di imporsi come aveva fatto La città incantata, la categoria miglior film d'animazione potrebbe essere terreno di conquista, anche perché quasi sicuramente quest'anno ci saranno un numero sufficiente di candidati per avere cinque titoli nominati. Piccolo particolare: non è ancora sicuro che l'Academy consideri il motion capture come una tecnica di animazione e consenta al film di Spielberg di partecipare alla corsa. Vedremo...

Pellicole che salgono...
Ha ricevuto una bella spinta da quando è stato presentato al New York Film Festival My Week With Marilyn, tanto che i Weinstein hanno deciso di spostare la data di uscita dal 4 al 23 novembre, ossia nel pieno delle festività del Thanksgiving. In effetti, se la pellicola non ha fatto urlare al miracolo, sono piaciute molto le prove degli attori, in particolare la protagonista Michelle Williams e Kenneth Branagh, che incarna Laurence Olivier.

... e film che scendono
Allo stesso festival è stato presentato anche Hugo di Martin Scorsese, in una copia lavoro non ancora terminata per quanto riguarda gli effetti speciali. Reazioni? Tutto sommato positive, ma l'impressione che hanno avuto diversi commentatori (tra cui Anne Thompson) è che si tratti di una pellicola d'autore costosissima (si parla di almeno 120 milioni di dollari) e non perfettamente riuscita. In generale, per molti esperti non sembra materiale adatto all'Academy, a parte le categorie tecniche (costumi, scenografie, fotografia, ecc.).

L'Oscar degli altri
Come sempre in questo periodo dell'anno diviene nota la lista ufficiale dei titoli candidati per l'Oscar al miglior film straniero. In gara 63 Paesi e situazioni poco piacevoli per nazioni come l'Albania, che ha dovuto rimpiazzare in corsa il suo 'cavallo', perché il prescelto è stato giudicato dall'Academy poco rappresentante di questo Paese. Come sempre in questi casi, molti commentatori in Italia puntano sui titoli più noti e passati ai Festival (come Miracolo a Le Havre di Aki Kaurismäki, Pina 3D di Wim Wenders e l'iraniano Una separazione), dimenticando che spesso la ristretta cerchia di giurati che vota questo premio ha preso decisioni sorprendenti negli ultimi anni. Un elenco completo è disponibile qui.

This Must Be an Oscar?
E a proposito di film stranieri, anche se non concorrerà in questa categoria, si è molto discusso sui giornali italiani delle chances per i premi maggiori di This Must Be the Place di Paolo Sorrentino. C'è grande fiducia tra i quotidiani nostrani, ma alcuni dimenticano persino che per concorrere bisogna uscire almeno per una settimana in un cinema di Los Angeles, cosa che non è ancora sicuro voglia fare la Weinstein Company. Quello che nessuno sembra essersi chiesto è come mai i fratelli Weinstein, senza dubbio i maggiori esperti di Oscar degli ultimi venticinque anni, abbiano dei dubbi su questo titolo. Certo, devono lanciare pellicole importanti come My Week With Marilyn, The Iron Lady e The Artist, ma se non sembrano convinti delle possibilità di Sorrentino, forse bisognerebbe analizzare meglio le loro scelte. D'altronde, nessun commentatore di Oscar nelle sue liste ha inserito This Must Be the Place. Questo non significa che non ci siano speranze, ma sarebbe meglio non farsi troppe illusioni...

Chi è Olivia Colman?
Ogni anno, i siti specializzati in Oscar sembrano mettersi d'accordo per lanciare qualche outsider. Per ora, la stagione 2011-2012 sembra dedicata a Olivia Colman, di cui molti cantano le lodi dopo averla vista nell'esordio alla regia di Pappy Considine, Tyrannosaur. Non sarà facile ottenere la candidatura, soprattutto perché tra le migliori attrici protagoniste ci sarà una bella ressa, e senza un distributore che spende soldi per la promozione è quasi impossibile farcela. Comunque, magari questa attenzione potrebbe aiutarla a entrare nella categoria miglior non protagonista, considerando il ruolo di figlia di Margaret Thatcher (incarnata da Meryl Streep) in The Iron Lady. Chi sarà al Festival di Roma, dove verrà proposto Tyrannosaur, potrà giudicare con i suoi occhi se questi consensi sono meritati...

Screening online contro la pirateria?
Scelta interessante quella della Paramount, che diventa la prima major a distribuire copie dei film in lizza per gli Oscar (i famosi 'screening') non più in dvd, ma in streaming. Grazie a un accordo con il Deluxe Entertainment Services Group, i film verranno proposti in qualità dvd e con un'impronta legata a ogni singolo destinatario, cosa che dovrebbe impedire (ma non è detto) di veder arrivare copie su Internet. Di sicuro, le spese diventano infinitamente minori. Inoltre, questi titoli saranno visibili su tante piattaforme diverse, compresi gli iPad. I primi a beneficiare di questo cambiamento saranno i membri della Visual Effects Society, che dal 14 ottobre inizieranno a ricevere film come Rango, Super 8 e Like Crazy.

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