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sabato 25 marzo 2017

Lee Byung-Hun

Una delle maggiori star asiatiche

46 anni, 12 Luglio 1970 (Cancro)
occhiello
Te l'avevo detto che l'avrei ucciso se ti avesse toccato.
dal film G.I.Joe - La Nascita dei Cobra (2009) Lee Byung-Hun è Storm Shadow
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Lee Byung-Hun
Asian Film Awards 2016
Nomination miglior attore per il film Inside Men di Min-ho Woo

Asian Film Awards 2016
Premio miglior attore per il film Inside Men di Min-ho Woo



Intervista a Choo Chang-min, regista del kolossal coreano.

Masquerade, il gioco del sosia e una lezione sul potere

mercoledì 24 aprile 2013 - Emanuele Sacchi cinemanews

Masquerade, il gioco del sosia e una lezione sul potere Riprendendo una pagina oscura della dinastia di Joseon, Choo Chang-min - all'attivo il precedente successo della love story senile Late Blossom - gira un kolossal che mescola comicità e dramma, storia d'amore e spaccato di storia, un'opera al di sopra i generi, che porta a un incasso da record al botteghino e aggiunge un'altra tacca alla solida certezza di una cinematografia in grado di competere con Hollywood sul suo stesso terreno. Quello della grande produzione che non ha un target né un genere preciso di riferimento e che si propone come film-nazione; grande merito va alla reinterpretazione di un fatto storico poco noto e all'interpretazione di Lee Byung-hun, tanto nei panni del re che in quelli del guitto. Approfittando della presenza di Choo Chang-min a Firenze, dove Masquerade ha aperto il Korea Film Festival, approfondiamo i temi del film.

Come finisce il regista di un low-budget come Late Blossom al timone di un'iniziativa di questa portata?
Il successo di Late Blossom mi ha permesso di scegliere tra molti film. In Corea è così, dal successo di un film dipendono le sorti di un'intera carriera: se ce la fai e sfondi ti vengono aperte molte strade, altrimenti rischiano di chiudersi tutte. A me è andata bene.

La scelta di Lee Byung-hun come protagonista porta a concentrare i riflettori sul suo status di star. Lee da parte sua fornisce una prova straordinaria, specie dovendosi sdoppiare tra re e comico, esaltando tratti contrastanti delle due personalità. Come è nata la scelta di Byung-hun e come è stata l'interazione sul set?
In realtà prima di firmare il contratto non mi aspettavo così tanto neanch'io dal lato comico di Lee Byung-hun, la sua metamorfosi è stata qualcosa di sorprendente. Ho insistito perché emergesse questo lato comico il più possibile e la risposta è stata al di là delle aspettative. Credo che abbia fornito una delle sue migliori interpretazioni in Masquerade. Lui è un perfezionista maniacale, ma è rimasto comunque stupito. Giro moltissime scene che poi sono destinato a tagliare, infatti, e Lee Byung-hun mi ha detto di non aver mai affrontato così tante prove nella sua carriera.

La sceneggiatura è scritta a quattro mani con Hwang Jo-yun, lo sceneggiatore di Old Boy: come è nata questa collaborazione e da chi è partito lo spunto della storia? Soprattutto quanto c'è di vero in questa storia?
Quando abbiamo deciso di cominciare il film abbiamo preso un personaggio storico e una vicenda reale. Quasi tutti sono fatti accaduti, o almeno così racconta quella parte di storia che conosciamo; solitamente il re Gwanghae è visto come un personaggio negativo, ma ho cercato di evidenziarne un lato diverso, in qualche modo di riabilitarne la figura a partire da questa vicenda del sosia Ha-sun. In Corea ancora è conservato il diario del re, ma la traduzione non è completa. Se avessi atteso la traduzione del diario probabilmente avrei dovuto aspettare mezzo secolo per girare il film.

Tra i molti esempi nella storia della letteratura e del cinema di sosia che sostituiscono uomini di potere, mi viene in mente Kagemusha, il capolavoro di Kurosawa Akira, con cui Masquerade presenta qualche punto di contatto. Ha rappresentato in qualche modo un'ispirazione?
Kagemusha è una grande ispirazione per i registi coreani in genere e l'ho rivisto prima di girare Masquerade, magari per discostarmi un po' dal modello; filmando volevo esprimere qualcosa di più tipicamente coreano, nei vestiti, nei colori, nell'architettura.

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I magnifici sette

* * * - -
(mymonetro: 3,01)
Un film di Antoine Fuqua. Con Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Vincent D'Onofrio, Lee Byung-Hun.
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Genere Azione, - USA 2016. Uscita 22/09/2016.

Conspiracy - La cospirazione

* * - - -
(mymonetro: 2,33)
Un film di Shintaro Shimosawa. Con Al Pacino, Anthony Hopkins, Josh Duhamel, Alice Eve, Glen Powell.
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Genere Thriller, - USA 2016. Uscita 15/06/2016.

Terminator Genisys

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,97)
Un film di Alan Taylor. Con Arnold Schwarzenegger, Emilia Clarke, Jai Courtney, J. K. Simmons, Jason Clarke.
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Genere Azione, - USA 2015. Uscita 09/07/2015.

Red 2

* * * - -
(mymonetro: 3,21)
Un film di Dean Parisot. Con Catherine Zeta-Jones, Byung-hun Lee, Bruce Willis, John Malkovich, Helen Mirren.
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Genere Avventura, - USA 2013. Uscita 21/08/2013.

G.I. Joe - La vendetta

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,66)
Un film di Jon Chu. Con D.J. Cotrona, Byung-hun Lee, Adrianne Palicki, Ray Park, Jonathan Pryce.
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Genere Avventura, - USA 2012. Uscita 28/03/2013.
Filmografia di Lee Byung-Hun »

giovedì 23 marzo 2017 - A Firenze per l'inaugurazione del Florence Korea Film Fest, il regista coreano che rifugge il cinema di genere per una sempre rinnovata energia creativa.

Kim Jee-woon presenta il suo The Age of Shadows

Olivia Fanfani cinemanews

Kim Jee-woon presenta il suo The Age of Shadows A Firenze per presentare The Age of Shadows, nell'ambito del Florence Korea Film Festival in programma al Cinema La Compagnia da stasera al 31 di marzo, il regista coreano Kim Jee-woon racconta i retroscena del suo ultimo film, una spy-story fatta di intrighi e tradimenti, con un registro che mescola sapientemente noir e azione. La ricostruzione storica degli attentati che hanno scosso la Corea degli anni '30, durante l'occupazione Giapponese. Una storia di resistenza e oppressione, poliziotti infiltrati e dissidenti politici, per ricordare coloro che lottavano per liberare il paese dall'egemonia nipponica. 
Lee Jung-chool è un poliziotto che opera sotto lo stretto controllo giapponese. A capo della polizia di Stato, è incaricato di identificare e neutralizzare un gruppo armato che lotta nella resistenza. Il suo superiore, il generale Higashi, è ben deciso a individuare i vertici dell'organizzazione e a mettervi fine, ma i traditori si nascondono ovunque e ben presto Lee verrà chiamato a confrontarsi con il leader del gruppo armato. Coinvolto in un pericoloso doppiogioco con la resistenza, Lee metterà a repentaglio il suo futuro e la morale ferrea e brutale con cui da sempre opera nelle forze armate. 
Con nove film e due cortometraggi, tra cui l'omaggio a Sergio Leone Il Buono il Matto e il Cattivo del 2008, Kim Jee-woon ha sempre dichiarato di non volersi allineare ai classici canoni di genere, conquistando il pubblico internazionale grazie alla varietà degli elementi stilistici, per trarre ispirazione e una sempre rinnovata energia creativa. La decisione di mettere in scena la storia di un movimento di liberazione in particolare, il più violento dell'epoca, è riconducibile al fascino che fin da piccolo nutriva per "l'unica resistenza che fosse mai stata in grado di spaventare i Giapponesi; in una sorta di omaggio al patriottismo del popolo coreano e alla malinconia di un paese allora così unito nel combattere un nemico comune."  
Un film che in un periodo storico contraddittorio, rintraccia nel deterrente del doppio gioco una valenza sociale più che mai attuale. Kim valica gli stilemi del noir e la ricostruzione fedele per passare attraverso un serrato regime d'azione, raccontando del clima di sfiducia e tradimento in cui nacque la figura di quell'eroe nazionale che fu Kim Il-Sung. Nelle parole del regista: "Il leader del movimento d'indipendenza che, quando il Giappone perse la seconda guerra mondiale e la Corea fu finalmente libera, abbandonò il sud del paese per ragioni politiche, convinto che lì, la polizia fosse un lascito dell'invasione nipponica, con i suoi metodi rudi e le sue tecniche di spionaggio. In Corea del Nord incontrò le prime avvisaglie della rigida dittatura di Kim Hin Song e si convinse che questo suo non riuscire a vivere sereno in nessuna delle due Coree sarebbe ben presto sfociato in un problema di tutto il paese, successivamente [e ancora oggi] scisso in due fazioni inconciliabili e autonome l'una dall'altra".

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